Pinot Nero: uno dei migliori d’Italia a Gabicce

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Crediti Immagini: Fattoria Mancini

In pochi sanno che, tra i prodotti enogastronimici più importanti di Gabicce, e, in generale di questa fascia di terra all’estremo nord delle Marche, c’è anche un vino prezioso e nobile: il Pinot Nero.

A strapiombo sul mare, immerso nella brezza marina più profumata, c’è un vigneto che assorbe tutte le caratteristiche necessarie affinchè le sue uve si nutrano a dovere.

Il risultato? Un vino particolarmente raro nel centro Italia, il Pinot Nero, che esiste grazie alle singolari caratteristiche geo-morfiche del territorio. Si tratta di un clima insolitamente freddo e particolarmente pungente, fatto di aria salina ricca di minerali.

Il suolo presenta le caratteristiche fisiche dell’arenaria calcarea: una roccia sedimentaria che contiene carbonato di calcio. Si legge in questa chiara pagina di Vinitaly Club, dedicata all’influenza dei suoli sul “carattere” dei vini, quanto la presenza di carbonato di calcio (tipico della roccia sedimentaria calcarea) sia importante per conferire al vino il “sentore”, o carattere, minerale che rende più preziosi i vigneti della falesia.

Per una volta, è stato Napoleone a portare, e a non togliere, qualcosa all’ Italia: il pinot nero di Gabicce

Abbiamo già parlato dello straordinario paesaggio concesso dal punto di vista del Parco Naturale del San Bartolo in un articolo precedente.

Ebbene, ne fu colpito anche Napoleone. Si narra che l’amministrazione napoleonica nei primi decenni del 1.800 riconobbe nella zona un microclima interessante, tanto da introdurre vitigni di Pinot Nero. Essi  trovarono subito un suolo adatto per vinificare al meglio i loro grappoli. Ma non è solo questo che rende i vini coltivati nei territori a ridosso di Gabicce così preziosi.

Trovandosi proprio al centro di un Parco Naturale, lontani da smog e da inquinamento, possiamo pensare di mettere all’interno del nostro calice un prodotto il più possibile sano. Tanto più che alcuni produttori, proprio per preservare il luogo in cui si trovano, si sono concentrati su una viticoltura eco-sostenibile, gestione meccanica del suolo e concimazione con stallatico naturale e locale.

E voi? Avete mai bevuto i vini della falesia?